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Il cacciatore di libri

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Il cacciatore di libri
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  • Il cacciatore di libri

    Elena Varvello e Mattia Insolia

    2026-03-28
    "La vita sempre" di Elena Varvello e "La vita giovane" di Mattia Insolia
    "La vita sempre" di Elena Varvello (Guanda) narra una storia ambientata ad Alba, in Piemonte, fra il 1918 e il 1945. Da una parte c'è Francesco, figlio di un macellaio e di una donna che lo respinge costantemente fin da piccolo: più lui la cerca, più la madre è sferzante con lui lo chiama "la mia disgrazia", gli dice che non è capace di fare nulla. Francesco cresce così con la rabbia di essere stato respinto dalla madre e diventa un ragazzo un po' sbruffone, che picchia i compagni a scuola, inizia a giocare d'azzardo e fa scommesse. Non è un antifascista, ma è allergico alla disciplina e dunque sbeffeggia il duce e i fascisti. Dall'altra parte c'è Teresa, molto legata al padre tornato dalla Prima Guerra Mondiale mutilato nel corpo, ma anche nell'anima. Fin da ragazzina Teresa nota Francesco prima che lui si accorga di lei. Dopo un primo incontro casuale, siamo nel 1939, inizia fra loro una relazione d'amore. Il romanzo segue le loro vite fino a un epilogo in cui gli eventi storici avranno il potere di schiacciare i personaggi, in una storia ispirata a fatti reali.
    Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? Gira intorno a questa domanda il romanzo "La vita giovane" di Mattia Insolia (Mondadori). Un affresco su sei personaggi fotografati nel periodo delle infinite possibilità, la vita giovane, appunto. La voce narrante è Matteo, soprannominato Teo, che alla soglia dei trent'anni torna dopo quasi dieci anni a Foro, il posto dove è cresciuto, perché due amici dell'epoca si sposano. È l'occasione per far emergere quel passato che il gruppo di amici aveva quasi sepolto, mettendo una pietra sopra anche e soprattutto a un evento accaduto alla fine del quinto liceo. Un evento che aveva assegnato le loro vite, un trauma di gruppo che si intreccia ai traumi personali dei singoli (c'è chi ha un padre violento, chi ha una madre depressa o alcolizzata, chi ha subito molestie da piccolo, chi ha scoperto il tradimento di uno dei due genitori). Un romanzo che accende una luce su quella fase della vita in cui tutto è possibile per poi fare i conti dieci anni dopo con quello che è stato, ma anche con quello che sarebbe potuto essere. Fare i conti con i traumi, con i rimpianti e in parte anche con i sensi di colpa.
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    Giovanni Montanaro e Antiniska Pozzi

    2026-03-21
    "Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro e "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi
    "Il fuoco di Venezia" di Giovanni Montanaro (Feltrinelli) racconta oltre cinquant'anni d'amore fra una donna e un uomo, accomunati dalla stessa passione: fabbricare vetro. Siamo nella laguna veneziana, a Murano, patria del vetro soffiato, alla fine degli anni Sessanta. Elena gestisce la Fornace dell'Est ed è l'unica donna in questo ruolo, perché nella produzione del vetro per secoli alle donne era stata concessa solo la produzione di perle. Elena ha ereditato dal padre la fornace, ama profondamente il suo lavoro, è una donna tenace e nello stesso tempo creativa. Si presenta un giorno Tiziano, dieci anni più giovane di lei, che vuole diventare mastro vetraio. Fra mille difficoltà (Elena fra l'altro è sposata e all'epoca aveva un figlio) e in modo assolutamente altalenante, i due portano avanti questa relazione fatta di amore reciproco, ma soprattutto di passione professionale. Per entrambi la Fornace dell'Est è un luogo dell'anima ed un posto dove entrambi si sentono realizzati al cento per cento come persone e come professionisti. L'incontro fra queste due persone diverse per provenienza (lei è borghese e frequenta l'alta società veneziana, lui è del sestiere popolare di Castello, con il papà che si ammala di tumore per aver lavorato in fabbrica a Marghera) è decisivo per le loro vite. Tutto è raccontato da una voce narrante, la cui identità si scopre solo verso la fine del romanzo.
    Nella seconda parte parliamo di "Tanto domani muori" di Antiniska Pozzi (Harper Collins). La storia di una famiglia proletaria che parte a metà degli anni Ottanta a Milano, ma che spesso va indietro nel tempo per far luce sull'infanzia e sul contesto dal quale provengono i genitori, Adriana e Nino. Adriana non ha studiato, ma ha sempre aspirato a una vita borghese, non riesce a prendersi cura dei tre figli, ha diversi esaurimenti nervosi, è spesso violenta con i figli. Nino è un operaio, in nero, presso un garage che lui preferisce definire officina. Ma al centro di questa storia c'è soprattutto Anna, che nel 1985 ha sei anni. A scuola viene presa in giro, la maestra le ripete "Non sei abbastanza". Parla poco, perché sa che il lessico famigliare è una lingua "sporca", non corretta. Attraverso la vita di Anna, si racconta la storia di una famiglia, ma anche di un'epoca e di uno scontro di classe.
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    Ayşegül Savaş e Fabio Bacà

    2026-03-14
    "Gli antropologi" di Ayşegül Savas e "L'era dell'acquario" di Fabio Bacà
    È stato definito miglior libro dell'anno dal New Yorker, prestigiosa rivista culturale americana. Si intitola "Gli Antropologi" (Gramma Feltrinelli - traduz. Gioia Guerzoni) di Ayşegül Savaş, scrittrice turca cosmopolita, racconta la storia di una coppia di trentenni expat, Asya e Manu. Vivono da anni in una città mai nominata esplicitamente, arrivano da due paesi diversi e parlano la lingua del paese dove hanno studiato e scelto di vivere. Sono sempre sospesi fra il desiderio di appartenere a quella città d'adozione e il senso di colpa per aver abbandonato le proprie origini. La paura di apparire estranei alle proprie famiglie, ma anche stranieri nella città. In questo romanzo dalle atmosfere rarefatte e dalla scrittura asciutta, si narra dunque la vita di Asya e Manu, che dopo l'entusiasmo per il nuovo ambiente cercano un po' di stabilità e decidono di comprare casa, in un tentativo forse di affermare un'appartenenza a quella città che loro vogliono sentire a tutti i costi familiare.
    Una quasi quarantenne che vende video-hard su OnlyFans, un diciassettenne costretto sulla sedia a rotelle da una malattia degenerativa, il mistero di una coppia travolta da una valanga nel 1980 (lei è morta ed è stata trovata nuda sotto la neve, lui invece è miracolosamente sopravvissuto). Una serie di riflessioni sull'esistenza di Dio, sul suicidio, ma anche sui social network. Tutti questi, e non solo, sono gli ingredienti di "L'era dell'Acquario" (Adelphi) scritto da Fabio Bacà, autore di "Benevolenza cosmica" e "Nova". Un romanzo denso e articolato, con una scrittura, come sempre accade nel caso di Bacà, ritmata e vorticosa, con uno sguardo spesso ironico, se non sarcastico, e personaggi pieni di sfaccettature. Tutta la prima parte è su Chloe, pseudonimo che una donna adotta su OnlyFans: fa la sex influencer, ma crede che presto dovrà interrompere questa attività. Per fare cosa? Non ne ha assolutamente idea. Lei è sempre in fuga da sè stessa e dal suo passato traumatico, con il quale non vuole fare i conti. Poi il lettore si trova a seguire le vicende di Samuel, un adolescente con disabilità che ha pensieri suicidi per un amore non ricambiato. I due sono destinati a incontrarsi e solo alla fine del romanzo si coglierà il senso del prologo, ossia il ritrovamento della coppia sotto la valanga.
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    Pietro Grasso

    2026-03-07
    "U Maxi" di Pietro Grasso (Feltrinelli)
    Il maxiprocesso a Cosa Nostra è stato il processo penale più grande che sia mai stato celebrato: oltre 400 imputati, 21 mesi di dibattimento (dal 10 febbraio dell'86 al novembre dell'87), 35 giorni di camera di consiglio, sempre nell'aula bunker di Palermo che era stata costruita appositamente. In quei 35 giorni il presidente della Corte d'Assise, Alfonso Giordano, il giudice a latere Pietro Grasso e sei giudici popolari decisero la sentenza: ci furono 19 ergastoli, 2.665 anni di reclusione, 114 assoluzioni. Un processo al quale si arrivò grazie al lavoro investigativo del pool antimafia che era stato creato da Antonino Caponnetto, sulla scia del lavoro fatto da Rocco Chinnici, ucciso dalla mafia nell'83. Facevano parte di quel pool Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Giuseppe Di Lello. Nel maxiprocesso furono sicuramente importanti le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia come Tommaso Buscetta e Salvatore Contorno, ma soprattutto fu fondamentale il lavoro investigativo precedente, il cosiddetto "metodo Falcone", cioè partire dai fatti, verificare i riscontri, trovare una rete di prove inattaccabile. Il maxiprocesso ha svelato la struttura di Cosa Nostra, ma è anche stato una svolta di civiltà perché ha dimostrato che lo Stato poteva colpire duramente la mafia. Tutto questo è raccontato nel libro "'U Maxi" (Feltrinelli) scritto da uno dei protagonisti, Pietro Grasso, che è stato anche presidente del Senato, ha ricoperto diverse funzioni nell'ambito della magistratura, ma che in quel caso era il giudice a latere, aveva cioè il compito di verificare tutti i riscontri delle indagini fatte dal pool antimafia. Un libro che racconta fasi salienti e retroscena del maxiprocesso.
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    Dario Ferrari e Irene Salvatori

    2026-02-28
    "L'idiota di famiglia" di Dario Ferrari e "Non ancora 101" di Irene Salvatori
    Ricordate "La ricreazione è finita", romanzo di successo del 2023? Ora lo scrittore Dario Ferrari è tornato in libreria con "L'idiota di famiglia" (Sellerio). Un romanzo in cui si trovano anche alcuni temi del precedente, come lo sguardo disilluso sulle carriere universitarie, lo stile ironico e tagliente, ma anche la struttura con una storia principale che fa da contenitore a una narrazione di fatti che si ispirano a vicende storiche. L'io narrante è Igor, un traduttore quarantenne quasi costretto a lavorare su libri estremamente commerciali che lui disprezza. È in crisi con la compagna Marta, che avrebbe dovuto avere un incarico da ricercatrice universitaria ma è costretta a cambiare vita, arrivando a pubblicare un libro di successo. Igor lascia Roma e torna a Viareggio perché il padre, un noto professore di storia e filosofia in pensione, è affetto da demenza senile. Igor si sente stretto fra il desiderio atavico di essere apprezzato dal padre, la consapevolezza di essere un po' invidioso del successo della fidanzata, la tensione con la sorella Ester ottimista al limite della superficialità, mentre lui tende al pessimismo e "si cruccia di problemi irrilevanti". Fra le carte del padre, Igor trova la narrazione di un episodio realmente accaduto a Viareggio nel 1920, ossia la creazione per tre giorni di una Repubblica di stampo bolscevico.
    Nella seconda parte parliamo di "Non ancora 101" di Irene Salvatori (Marcos y Marcos). La protagonista è una cinquantenne italiana che vive a Berlino in una casetta nel bosco con tre figli e una serie di cani, ma forse dovremmo definirla co-protagonista visto che la scena è spesso presa dai diversi cani, ognuno con il proprio carattere e un linguaggio particolare. La donna racconta che da bambina era appassionata del film animato "La carica dei 101" sperando di poter realizzare prima o poi lo stesso sogno di una casa piena di cani. Da adulta la narratrice racconta con un linguaggio piuttosto vorticoso, un mix di ironia e di dolcezza, la sua vita quotidiana con i figli, ma soprattutto con tanti cani: Rosa, bellissima e migliore amica, Gabor, lamentoso e populista, Aviv che sembra un peluche e tanti altri.

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Om Il cacciatore di libri

Un’inviata virtuale in libreria per scoprire le ultime novità del mercato editoriale. In ogni puntata due interviste dal vivo a scrittrici e scrittori, italiani e stranieri, per parlare dei romanzi: dai personaggi ai temi, dalle trame ai retroscena della scrittura. Con uno stile informale Alessandra Tedesco racconta i romanzi e talvolta anche gli aspetti inediti degli autori. Un modo per orientarsi nella vasta produzione editoriale e scegliere il libro adatto a sé.
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