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  • Focus economia

    Meloni torna a parlare in aula

    2026-04-09
    Nuove regole contro il lavoro povero e un Piano casa da 100mila alloggi in due anni. Sono le due misure economiche che la premier Giorgia Meloni ha annunciato per il primo maggio, in occasione dell'informativa alla Camera sull'azione del Governo e sull'ultimo anno della legislatura. E poi in Senato. Il commento è affidato a Gianni Trovati, Il Sole 24 Ore.
    Inti Ligabue «La normalità entro 6-18 mesi. Ma l'inflazione è già lì: ci raggiungerà presto»
    Il ritorno alla normalità nel Golfo? «Ci vorranno tra i sei e i 18 mesi». In compenso, gli aumenti pesanti dei prezzi nell'area stanno scattando proprio in parallelo alla tregua e arriveranno anche in Europa. Parla Inti Ligabue, presidente e amministratore delegato dell'omonimo gruppo veneziano attivo nel catering e nei servizi di ospitalità nei settori navale (sia crocieristico che merci) e industriale, inteso come i servizi ai settori minerario e dell'energia, con attività in 14 Paesi e ottomila dipendenti. Facciamo il punto con Inti Ligabue, CEO Ligabue Group.
    Ue: «Nessun rischio immediato su forniture di gas ma effetti a lungo termine»
    L'Unione europea non registra rischi immediati di sicurezza dell'approvvigionamento di gas, ma sono prevedibili conseguenze a lungo termine. È quanto emerso dalla riunione del gruppo di coordinamento sul gas che si è tenuta a Bruxelles questa mattina. All'incontro, a quanto si apprende, è stata ribadita la necessità di iniziare a preparare le scorte per l'inverno. Le infrastrutture dell'Ue sono pronte a riempire le riserve almeno all'80% entro il primo novembre. Ai governi è stato ribadito l'invito a evitare la corsa di fine estate e avviare invece i lavori per l'immissione anticipata di gas nelle riserve. Per attivare la sospensione del Patto di stabilità e crescita è indispensabile che si verifichi «una grave recessione economica nell'eurozona o nell'Unione europea. Attualmente non ci troviamo in questo scenario». Lo ha detto il commissario Ue all'Economia Valdis Dombrovskis in audizione alla commissione Affari monetari del Parlamento europeo. Una risposta indiretta, a distanza, a quanto affermato da Giorgia Meloni nel suo intervento in Parlamento. Secondo il commissario, il potenziale impatto economico scaturito dalla crisi in Medio Oriente porterà a «un rallentamento economico ma non una recessione». Dombrovskis ha comunque rassicurato che l'Europa continuerà «a monitorare la situazione». A causa della situazione in Medio Oriente, l'economia europea «rimane a rischio di uno shock stagflazionistico», caratterizzato da crescita lenta e inflazione elevata ha poi chiarito Dombrovskis. Il cessate il fuoco di due settimane raggiunto tra Usa e Iran «porta una riduzione delle tensioni di cui si sentiva il bisogno, che si riflette anche nei mercati energetici, con il greggio Brent che ora scambia al di sotto dei cento dollari al barile. Tuttavia, le prospettive a lungo termine restano offuscate da una profonda incertezza», sottolinea il commissario. Interviene Adriana Cerretelli, editorialista Sole 24 Ore Bruxelles.
  • Focus economia

    Targhe alterne, lavoro agile, limiti alla velocità: gli antidoti al caro energia

    2026-04-08
    Con un cessate il fuoco che traballa il governo si prepara a misure straordinarie anche se per ora non scatterà alcuna misura. Il messaggio che filtra dal Governo e che sarà reiterato dalla premier Giorgia Meloni giovedì nell informativa alle Camere al momento è uno: «Lavoriamo per essere pronti a gestire l emergenza, ma senza allarmismi». Perché le scorte di gas sono al 44%, contro una media europea di poco superiore al 20 per cento.
    Ieri il ministro dell Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha riunito al Mase i tecnici per aggiornare il «Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale» che risale al 2023 (un anno dopo l invasione russa dell Ucraina) e il «Piano di azione preventivo per il sistema italiano del gas», che contemplava tra gli scenari disordini in diverse aree del pianeta, dalla Libia all Azerbaijan fino alla Turchia, ma non in Iran e nel Golfo persico.
    Alla base del lavoro, che sarà trasmesso a Meloni con il quadro e le previsioni sugli stoccaggi, c è il decalogo stilato il 20 marzo scorso dall Agenzia internazionale per l energia (Iea), Sheltering from oil stocks , che riconosce come la guerra in Medio Oriente scatenata da Stati Uniti e Israele abbia prodotto la più grande interruzione delle forniture nella storia del mercato petrolifero globale, a causa della paralisi della navigazione nello Stretto di Hormuz.Tra le dieci misure raccomandate per reagire allo shock - richiamate dal Commissario Ue all Energia, Dan Jørgensen, nella lettera ai Ventisette inviata a fine marzo - ci sono targhe alterne, smart working, spinta all uso dei mezzi pubblici, car sharing, riduzione di almeno 10 chilometri orari dei limiti di velocità in autostrada (che potrebbe abbattere dal 5 al 10% il consumo , guida efficiente per i veicoli commerciali e per la consegna delle merci, riduzione dell uso del Gpl dal settore dei trasporti. E ancora: evitare i viaggi aerei laddove esistano alternative, passare a soluzioni di cottura elettriche o alternative al gas, dare priorità alla lavorazione delle materie prime petrolifere con maggiori disponibilità di volumi.Nulla di tutto questo, sostengono dall Esecutivo, è per ora alle viste, neppure il ricorso al lavoro agile. Men che mai l ipotesi di un ritorno alla didattica a distanza (Dad) nelle scuole in quest ultimo scorcio di anno scolastico. «Non è contemplata», ha tagliato corto il ministro Giuseppe Valditara. Ma l allarme potrebbe scattare da fine mese, quando lo stop alle forniture annunciato da QatarEnergy per i danni subiti dai missili iraniani all impianto di Ras Laffan potrebbe cominciare a farsi sentire. Per questo, l ipotesi che campeggia in cima alla lista degli interventi più probabili riguarda una razionalizzazione dell uso dei condizionatori in estate: attraverso il taglio di un grado oppure di un ora. Interviene Manuela Perrone, Il Sole 24 ORE.
    Autotrasporto, allarme sul caro gasolio: ANITA chiede un bonus rafforzato. Le misure non bastano
    La crisi del settore dell autotrasporto torna al centro del dibattito parlamentare. In audizione al Senato, ieri, sul decreto carburanti, le principali associazioni della logistica tra cui ANITA hanno chiesto un rafforzamento immediato delle misure di sostegno, a partire da un credito d imposta più incisivo sul gasolio. Il punto sollevato dalle imprese è chiaro: il prezzo del carburante, ormai stabilmente sopra i due euro al litro, ha già assorbito gli effetti del taglio delle accise, riducendo drasticamente i benefici previsti dal decreto e comprimendo i margini in un settore che già opera con livelli di redditività molto bassi. Secondo ANITA, le misure adottate dal governo, pur intervenendo correttamente sul fronte fiscale, finiscono per ridurre indirettamente il beneficio complessivo riconosciuto alle imprese. La diminuzione delle accise, infatti, abbassa anche la base di calcolo del rimborso spettante agli autotrasportatori, con il risultato che il vantaggio reale si riduce sensibilmente proprio mentre i costi continuano a crescere. A questo si aggiungono tempi di rimborso ancora troppo lunghi e difficoltà persistenti nel trasferire gli aumenti lungo la filiera logistica, dove spesso gli adeguamenti tariffari non vengono riconosciuti con sufficiente rapidità. L associazione propone quindi un intervento più strutturato per questa fase di emergenza, chiedendo l introduzione di un credito d imposta parametrato ai consumi di gasolio pari a 200 euro per mille litri, una misura che garantirebbe la normale gestione del bonus riconosciuto ai Tir che a fronte del taglio delle accise sono passati da 269 euro di credito di imposta per 1000 litri di carburante a soli 69 euro, come spiega Anita. Sul nodo dei rimborsi, poi, per l associazione è necessario emanare subito un atto di indirizzo del Mef rivolto all Agenzia delle dogane per velocizzare il versamento dei benefici alle imprese, così da compensare la perdita di beneficio generata dal taglio delle accise. Le richieste del settore si inseriscono in un quadro in cui il governo è già intervenuto con una serie di misure emergenziali. Il decreto-legge n. 33 del 2026 ha introdotto un credito d imposta straordinario per l autotrasporto, un taglio temporaneo delle accise sui carburanti e un rafforzamento delle attività di controllo sui prezzi, con l obiettivo di contenere gli effetti inflattivi lungo la filiera. A queste misure si è aggiunta una proroga della riduzione delle accise fino all inizio di maggio. Secondo le associazioni, però si tratta di interventi che agiscono nel breve periodo ma che non riescono a compensare un aumento dei costi che sta assumendo carattere strutturale. Il caro gasolio, alimentato dalle tensioni geopolitiche e dall instabilità dei mercati energetici, continua infatti a incidere direttamente sui costi operativi e sulla sostenibilità economica delle imprese. Ne parliamo con Elio Schettino, Vicesegretario Generale ANITA.
    Apertura su deroga al Patto di stabilità
    Dopo le chiusure dei giorni scorsi, oggi è arrivata la prima apertura. Non ho mandato" per parlare di evetuali deroghe o meno al patto di stabilità "ma il messaggio di fondo che posso trasmettere qui e che ho potuto trasmettere alla stampa italiana è che la Commissione europea non lascia sprofondare le proprie imprese, la propria industria, abbiamo sempre dimostrato che c'è un margine di flessibilità che si può dare in caso di crisi sistemiche". Lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue Stephane Séjourné, in audizione presso ,le Commissioni Ambiente, Attività produttive e Politiche Ue della Camera e le Commissioni Industria e Politiche Ue del Senato. Ieri in un editoriale sul Sole il professor Piga ha ricordato come l'Italia sia un Paese economicamente immobilizzato, come emerge inequivocabilmente dai dati OCSE, che indicano una crescita dello 0,4% nel 2026, l anno in cui il PNRR dovrebbe dare la sua spinta maggiore, certificando non solo come grazie ad esso si sia evitata la recessione, ma anche come si sia tornati ormai stabilmente alle consuete e ben magre performance sotto la media UE. Nel biennio 2025-26, ci dice infatti l OCSE, l Italia sarà cresciuta metà dell area dell euro, che a sua volta sarà cresciuta metà di Spagna o Stati Uniti, le due sole eccezioni dinamiche del mondo occidentale.
    Siamo quindi stati "quelli del doppio zero" (spread e crescita ai minimi), come la Germania, mentre avremo potuto essere come la Spagna, con alta crescita economica e debito-PIL in declino, grazie a consumi pubblici fortemente in espansione (non limitandosi invece ad aumentare la sola spesa per la difesa, priva nell'attuale contesto di moltiplicatore in quanto diretta solo verso fornitori esteri).
    La strada dell'austerità, saldamente mantenuta anche con la legge di bilancio per il 2026, viene oggi messa in dubbio dallo stesso Ministero dell'Economia e delle Finanze che, nonostante abbia spinto a votare in extremis in Europa la riforma "scellerata" del Patto stesso, ne chiede ora un'ennesima sospensione, ricevendo subito dalla Commissione risposta negativa, a chiara testimonianza di quanto anche le istituzioni di Bruxelles soffrano e causino immobilismo.
    Che fare oggi dunque? Certamente sospendere il Patto, evitando però di sperperare le risorse in mancette a questa o quella lobby elettorale: ci penserebbero quei giovani che vogliono un Paese migliore a riconoscere il trucco e, rivotando, a dire nuovamente no . C è quindi enorme bisogno di garanzie serie che accompagnino una spesa efficace, per mitigare gli effetti della tempesta perfetta attualmente in corso nel mondo: e quindi non solo di quantità ma anche di qualità. Le garanzie stanno sempre dove le abbiamo da anni indicate: in una spending review volta a rassicurare i nostri partner europei sul fatto che, quando spendiamo, spendiamo bene. Senza tagli lineari alla spesa buona, con investimenti immediati in capitale umano, per migliorare la qualità delle nostre stazioni appaltanti, con un eventuale supporto, stile PNRR , della Commissione europea, per garantire la buona qualità degli acquisti pubblici e dei crediti alle imprese. Poi si vedrà chi vincerà le elezioni: ma a questa coalizione spetta oggi, di salvare il Paese, non solo sé stessa. Il commento è di Gustavo Piga, docente politiche economiche università di Roma Tor Vergata, editorialista Sole 24 Ore
    Come si stanno muovendo i mercati dopo l'annuncio di cessate il fuoco
    Il mercato sta smaltendo un "premio di guerra" dopo l annuncio di un cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran. La reazione è stata immediata: i prezzi del petrolio sono iniziati a scendere, si sono ridotti i timori per l inflazione e, almeno nel breve, è diminuita la probabilità di una crescita trainata dall energia. È quello che gli operatori definiscono un rally di sollievo , più legato alla distensione geopolitica che a un reale cambiamento strutturale del quadro economico. Per capire questa dinamica bisogna guardare a quello che è successo nelle ore precedenti. I mercati hanno vissuto una giornata in altalena, in balia di indiscrezioni, rumors e dichiarazioni , con le Borse prima in rialzo e poi in calo dopo le parole più dure del presidente Donald Trump e le notizie su trattative interrotte. Il petrolio aveva reagito con forza, arrivando a toccare punte fino a oltre 111 dollari al barile per il Brent, mentre il WTI si era spinto ancora più in alto, riflettendo il rischio concreto di un escalation e di uno shock energetico globale. Il nodo centrale era ed è il rischio legato alle rotte energetiche e in particolare allo Stretto di Hormuz.
    Una possibile escalation avrebbe avuto un impatto consistente sull economia globale, aggravando la crisi energetica e alimentando nuove pressioni inflazionistiche. Non a caso gli scenari delineati dagli analisti andavano da una normalizzazione sotto i 95 dollari in caso di apertura diplomatica, fino a oltre 160 dollari nello scenario peggiore di escalation totale. È proprio questo contesto che spiega il movimento attuale: con il cessate il fuoco, il mercato sta semplicemente scaricando quel premio di guerra che aveva incorporato nei prezzi del greggio nelle fasi più tese. Da qui il calo del petrolio e il rimbalzo dei mercati azionari. Ma il punto, come sottolineano gli analisti, è che non si tratta di una svolta definitiva. Più che una rivalutazione strutturale, è una reazione di breve periodo a una minore tensione geopolitica. Per questo l indicazione che arriva dagli operatori è di non dichiarare ancora vittoria . A fare davvero la differenza nelle prossime settimane non saranno tanto le dichiarazioni politiche, quanto gli indicatori reali: l andamento dei prezzi del greggio, il traffico delle navi cisterna e le condizioni delle principali rotte marittime. In altre parole, i mercati restano estremamente sensibili agli sviluppi geopolitici e pronti a cambiare direzione rapidamente, in un equilibrio ancora fragile. Sentiamo l'analisi di Morya Longo, Il Sole 24 Ore.
  • Focus economia

    Il peso della chiusura dello stretto di Hormuz sul traffico aereo

    2026-04-07
    Lo scalo di Brindisi era senza jet fuel. A Reggio Calabria sono state introdotte limitazioni per la carenza di cherosene e Pescara per un guasto si trova con una sola cisterna. Lo si legge nei bollettini pubblicati nel lunedì di Pasquetta e che fanno seguito ai quattro arrivati 48 ore fa. In quel caso si trattava degli aeroporti di Milano Linate, Bologna, Treviso e Venezia, per le difficoltà del fornitore Air Bp Italia.
    Intanto oggi la situazione sembra rientrata: procede regolarmente questa mattina la fornitura di carburante per gli aerei in partenza nell'aeroporto del Salento di Brindisi, gestito da Aeroporti di Puglia. Alcune autobotti sono già giunte nello scalo e altre ne arriveranno nel corso della giornata. La fornitura, peraltro, non è stata mai sospesa. Ieri sera, di fronte alla eventualità che lo scalo rimanesse nella giornata di oggi senza carburante, dopo la diffusione di alcuni bolllettini aeronautici, il presidente di Aeroporti di Puglia Antonio Maria Vasile aveva precisato che non c'era "alcuna emergenza" e che la situazione era "sotto controllo, anche e soprattutto a Brindisi", invitando a evitare "preoccupazioni o allarmismi. Le forniture di carburante continuano regolarmente e non c'è alcun rischio di carenza imminente", aveva aggiunto. Facciamo il punto con Ugo Arrigo professore associato presso l'Università Bicocca di Milano.
    L'allarme di Dimon
    Wall Street oggi ha aperto negativa con l'avvicinarsi della scadenza dell'ultimatum di Donald Trump all'Iran. Ieri, sul piano delle esternazioni pubbliche, a prendere la parola è stato Jamie Dimon. Nella consueta lettera agli azionisti, l amministratore delegato di JP Morgan ha sottolineato senza giri di parole come la guerra in Iran metta l intero mondo finanziario «di fronte all insorgenza di shock significativi per i prezzi del petrolio e delle materie prime, che potrebbero comportare un livello di inflazione più persistente e tassi di interesse più elevati rispetto alle attese dei mercati».
    «Non abbiamo avuto una recessione creditizia da molto tempo, e sembra che alcune persone diano per scontato che non accadrà mai», ha detto. Un monito netto, che squarcia il velo di compiacenza di Wall Street con una previsione inequivocabile: «Non appena il ciclo del credito si invertirà, cosa che accadrà un giorno, le perdite su tutti i prestiti a leva in generale saranno superiori al previsto». In ogni caso - ha aggiunto - non è "probabilmente" un problema sistemico. Il commento è di Alessandro Plateroti, Direttore editoriale UCapital.com
    Agenzia Internazionale dell'Energia, 'crisi per Hormuz la peggiore di quelle del '73, '79 e 2002 messe insieme'
    Il conto alla rovescia verso le 20 americane (le 2 di notte in Italia) è iniziato: nel giro di poche ore si capirà se il presidente americano Donald Trump darà seguito alla minaccia di "cancellare in una notte un intero Paese" o se concederà ancora tempo ai negoziati in corso attraverso i mediatori internazionali. Poche ore fa l'Iran ha chiuso tutti i canali di comunicazione diplomatici e indiretti con gli Stati Uniti, secondo quanto riportato dal quotidiano controllato dallo Stato Tehran Times su X. "Sono stati sospesi anche tutti gli scambi di messaggi". Il Teheran Times è considerato come strettamente legato alle fazioni più intransigenti all'interno del governo iraniano.
    Intanto per il direttore dell'Agenzia Internazionale dell'Energia (Aie), Fatih Birol, l'attuale crisi di petrolio e gas, innescata dal blocco dello stretto di Hormuz da parte dell'Iran, è "più grave di quelle del 1973, 1979 e 2002 messe insieme". Il mondo, ha affermato Birol, "non ha mai sperimentato un'interruzione dell'approvvigionamento energetico di tale portata". Il direttore dell'Aie ha aggiunto che i Paesi più a rischio sono quelli in via di sviluppo, le cui popolazioni saranno prevedibilmente colpite in modo duro dall'aumento dei prezzi dei combustibili. Il mese scorso, i Paesi membri dell'Aie hanno concordato di rilasciare parte delle riserve strategiche: Birol ha spiegato che tale processo è già stato avviato, ma attualmente resta ancora in corso. Ne parliamo con Davide Tabarelli, presidente Nomisma Energia.
  • Focus economia

    Effetto Trump, l'economia nel caos

    2026-04-03
    Ieri a S&P è bastato il primo mese di guerra all'Iran a tagliare le stime di crescita dell'Eurozona (dal +1,2% al +1%) e dimezzare, al +0,4%, quelle italiane. Ma se il conflitto durerà oltre aprile, la prospettiva europea è quella di una recessione tecnica accompagnata da un'inflazione in volo verso il 5%: in una replica dello scenario del 2022 che porterebbe sia la Bce sia la Bank of England ad alzare i tassi d'interesse. Un contesto sul quale ha pesantemente inciso il presidente Usa Donald Trump che in questo anno di presidenza ha avviato una guerra vera con l'Iran, fatta di missili, droni, cannonate, dopo le guerre minacciate per portar via la Groenlandia alla Danimarca, per annettersi il Canada. E dopo aver fatto rapire e imprigionare negli Stati Uniti il presidente (probabilmente illegale) del Venezuela senza che da questo "successo" sia derivato un vero e proprio rinnovamento di quel Paese: al suo timone si trova ora Delcy Rodriguez, già ministra del governo Maduro. Occorre però ricordare che alle guerre esterne si aggiungono quelle interne, contro gli immigrati illegali, perseguitati da un corpo di polizia appositamente rinforzato che le note tensioni che questo ha provocato e sta ancora provocando in numerose parti degli Stati Uniti. Per non parlare delle guerre economiche, condotte dalla presidenza Trump in pratica contro tutti i Paesi del mondo: alle loro esportazioni verso gli Stati Uniti Trump ha applicato dazi all'entrata nel territorio americano variandoli in maniera «capricciosa» e molto frequentemente. Precisamente da questi dazi è derivato un considerevole freno sia all'economia mondiale sia alle reti della distribuzione commerciale degli stessi Stati Uniti. Facciamo il punto con Giulio Sapelli, Università Statale Milano
  • Focus economia

    Spedizioni globali in crisi: rotte stravolte e costi in aumento

    2026-04-02
    Il settore delle spedizioni vive una fase di forte stress strutturale, arrivato al 34° giorno della crisi nello Stretto di Hormuz e dopo oltre due anni di instabilità nel Mar Rosso. Il conflitto in Iran ha interrotto il tentativo di ritorno alla normalità lungo l’asse Canale di Suez / Mar Rosso, oggi nuovamente sotto minaccia degli Houthi. Le rotte sono state ridisegnate: si passa dal Capo di Buona Speranza o si ricorre a soluzioni ibride mare-terra, con un’impennata dei costi. Secondo Nomisma le spedizioni segnano +229% rispetto al 2023, con tempi più lunghi di 10-12 giorni e costi fino a 10.000 dollari per container. Per Alessandro Pitto la crisi è strutturale e nasce da Suez: oggi, con Hormuz, diventa uno shock sistemico che colpisce direttamente l’export europeo. I governi reagiscono: Keir Starmer ha convocato un vertice internazionale per riaprire lo stretto e garantire la sicurezza delle rotte. Il traffico resta ridotto e incerto: la crisi è ormai il risultato combinato di Suez, Hormuz ed energia. Ne parliamo con Alessandro Pitto, presidente di Fedespedi.
    SpaceX scalda i motori per Wall Street, Musk deposita i documenti dell'Ipo
    Nel giorno del lancio Artemis II della Nasa, Elon Musk deposita in segreto i documenti per la quotazione di SpaceX, anticipando i rivali OpenAI e Anthropic. L’operazione potrebbe raccogliere fino a 75 miliardi di dollari, con una valutazione complessiva di 1.750 miliardi, che la renderebbe la più grande Ipo di sempre, superando il record di Aramco. Le azioni potrebbero arrivare sul mercato tra giugno e luglio, con una quota significativa destinata anche agli investitori retail. A sostenere la valutazione contribuisce l’integrazione con xAI e un piano industriale molto ambizioso: aumento dei lanci Starship, sviluppo di data center nello spazio e prospettiva di una base lunare, con l’obiettivo finale del trasporto umano su Marte. Il commento è di Peter Cardillo, Chief Market Economist di Spartan Capital Securities.
    Dalla guerra in Iran rischi economici senza precedenti: aumentano i timori di recessione
    La guerra in Iran rischia di generare uno shock economico “senza precedenti”, paragonabile a quello del Covid in caso di conflitto prolungato, secondo gli economisti del Forum economico mondiale. La quasi chiusura dello Stretto di Hormuz sta già colpendo energia, inflazione e crescita. La Bce prevede un aumento dell’inflazione oltre il 3% nel secondo trimestre 2026 e una crescita modesta, mentre Standard & Poor’s ha rivisto al ribasso le stime: l’Italia scende allo 0,4%, l’eurozona all’1%. Il governatore della Banca d’Italia Fabio Panetta avverte che le tensioni energetiche possono amplificare fragilità finanziarie già esistenti, soprattutto in presenza di alto debito pubblico. Il quadro complessivo è quello di un’economia globale esposta a rischi crescenti, tra inflazione, instabilità e rallentamento della crescita. Il commento è di Mario Deaglio, professore emerito di Economia Internazionale Università di Torino.

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Focus economia è il programma quotidiano dedicato all'approfondimento dei temi dell'attualità dell'economia e della finanza, realizzato con i protagonisti della giornata economico finanziaria e il contributo di giornalisti e analisti de Il Sole 24 ORE. L'obiettivo della trasmissione è di spiegare e analizzare, in termini comprensibili anche "ai non addetti ai lavori", i temi più interessanti della giornata. Appuntamento fisso per i commenti a caldo pochi minuti dopo la chiusura della Borsa.
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